sabato 24 giugno 2017

Indizi su una comunità corsa a Cargeghe nel XVI secolo




di Giuseppe Ruiu



Attraverso l’esame di alcuni cognomi presenti nei Quinque libri della parrocchia di Cargeghe e ad altri labili indizi di natura toponomastica, lo studio propone la suggestiva teoria che a Cargeghe, agli inizi del XVI secolo, visse una piccola colonia di corsi, probabilmente di estrazione sassarese, che in seguito venne riassorbita dall'elemento locale logudorese, ma che lasciò qualche traccia della sua possibile esistenza storica.

Tra il 1522 e il 1530 la pandemia di peste nera imperversò nel nord Sardegna aggredendo numerosi centri e contrade del capo di Sassari, Alghero e la Gallura. Ma in particolare tra il 1528 e il 1529 si verificò la fase più acuta, dovuta anche all'invasione francese della fine del 1527, al comando degli italiani Renzo Ursino da Ceri e Andrea Doria, che occupò e devastò Sassari nell'arco di un mese, diffondendo la peste presente tra le fila dei soldati assedianti.

Il contagio si diffuse rapidamente in tutti i centri vicini arrivando fino a Oristano, le cronache (Fara, Angius e Tola) riportano un numero di decessi tra gli abitanti di Sassari che variava tra i 16000 e i 20000, in una città che al tempo era la più popolosa del Regno di Sardegna spagnolo e contava circa 4000 fuochi fiscali, riducendoli a soli 900, innescando così quel tracollo demografico dal quale la città non si riprese più [1].

Molti sassaresi in fuga si riversarono nei centri prossimi alla città, prassi abituale in quasi tutte le comunità colpite dall'epidemia, dove chi può (nobili e benestanti in particolare) fugge per salvarsi la vita, spesso portandosi dietro il contagio.

Senza voler giungere ad affrettate conclusioni, che difficilmente potrebbero essere supportate dal punto di vista documentario, è comunque da considerare che alcuni di questi transfughi sassaresi - un certo filone storiografico sostiene che a sopravvivere maggiormente alla pestilenza fu la comunità corsa cittadina – si stabilirono in alcuni centri non troppo discosti dalla città.

Tracce di antica presenza corsa tra Logudoro e Anglona non mancano, come molto ben evidenziato dagli studi del prof. Mauro Maxia [2]. Su tutti l'esempio di Sedini con il suo rione di cabu cossu (rione corso), dove oggi è ancora in uso l'idioma turritano.

Cargeghe – logudorese Carzeghe, Caxeghe -, a differenza dei centri circonvicini, conserva il suo corrispondente in lingua turritana: Cagliégga. Sintomo questo che il villaggio, posto a circa undici chilometri a sud del capoluogo lungo la strada reale, fosse ben frequentato e inserito nei traffici commerciali e umani con la città. Col tempo Cagliégga divenne sinonimo a Sassari di luogo estremo dei suoi traffici, sito lontano per antonomasia: “Andà in Cagliégga”. “Isciddu in Cagliégga!”.

Fino agli anni trenta del XX° secolo era ben evidenziata nelle mappe del centro abitato una via posta nel cuore del paese, quasi una piccola enclave, denominata “via dei Corsi”, oggi via Cesare Battisti. Similmente alla “via dei Corsi” sassarese, anch'essa posta nel cuore del centro storico cittadino, potrebbe rappresentare il ricordo della presenza di una comunità di corsi, o di sassaresi oriundi della Corsica, a Cargeghe.

Via dei corsi in una mappa dell'abitato di Cargeghe del 1901

Via dei corsi in una mappa dell'abitato di Cargeghe del 1939

Che il toponimo sia abbastanza datato è documentato da una copia di atto notarile di inizio ottocento (1818) in lingua castigliana, presente presso l'archivio parrocchiale del paese, dove il toponimo compare in lingua sarda: «La calle denominada Sa carrera de sos corsos».

Documento notarile del 1818 dove compare: 
"La calle denominada Sa carrera de sos corsos"

Nei Quinque libri della parrocchia, che risalgono agli anni settanta del XVI secolo, riscontriamo la presenza di alcuni cognomi di probabile derivazione corsa, tra i quali: Tinteri, Cossu, Cossa, Dapila, Bunbarda, Capuxeddu, Ogana, Dachena, Desa Camara, de Aurolu, da Cilara forse gli ultimi rappresentanti della comunità.

I rettori che ressero la parrocchia di Cargeghe tra cinque-seicento, se può essere un caso, furono per la maggior parte sassaresi di origine corsicana, troviamo infatti i sassaresi Joe Dapila: 1562-1571, Andreas Daquena: 1581-1590, Juan Maria del Olmo (di ascendenza corsa o catalana): 1591-1635, Pedro Juan Cillara: 1636-1649, Gavino Tavera Manca: 1650-1661, e Juan Salvador Suzarellu: 1666-1668.

Come riportato sopra, non si vuole giungere a conclusioni che difficilmente potrebbero essere supportate da materiale documentario, ma solo porre in evidenza alcuni indizi su un fenomeno storico ancora poco investigato, ossia quello delle migrazioni di oriundi corsi nei centri logudoresi del nord Sardegna, che diedero forse vita a piccole comunità, o enclave, presto riassorbite dall'elemento autoctono logudorese.


Note

[1] F. MANCONI, Castigo de Dios. La grande peste barocca nella Sardegna di Filippo IV, Donzelli editore, Roma, 1994.



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lunedì 22 maggio 2017

Una tradizione orale cargeghese e l'epidemia di vaiolo del 1829



di Giuseppe Ruiu



Ci sono storie e racconti tramandati oralmente, generati per lo più per spaventare i più piccoli che, attraverso la paura suscitata, servissero da insegnamento e monito per il prosieguo della loro esistenza, che lo scorrere del tempo ha ammantato di leggenda - contos de foghile o paristòrias vengono definiti evocativamente in lingua sarda - ma che non di rado traggono ispirazione da eventi realmente accaduti o verosimili, che hanno impresso, magari per la loro tragicità, nella memoria collettiva il ricordo di tale evento funesto che l'oralità popolare ha tramandato, e ricamato, spesso con successivi e fantasiosi apporti, fino ai nostri giorni.

Un giorno qualsiasi di alcuni anni fa discorrendo amabilmente, come mi succedeva di frequente, con un anziano parente oggi deceduto - cultore di storia locale ed eccellente cacciatore, e dunque ottimo conoscitore di campagne, boschi e sentieri che fanno da cornice al paese di Cargeghe – il quale mi raccontò, con il suo modo serio e composto di narrare i fatti dovuto di certo al suo percorso di studi universitari, di una tradizione non troppo remota del paese, per lui assolutamente veritiera, ma che io appresi, forse perché ormai adulto, con la dovuta leggerezza che si dà in questi casi al genere di racconti poco sopra descritti.

Egli mi indicò la presenza di una domus de janas (tombe scavate nella roccia di epoca prenuragica e nuragica, denominate coronas in logudorese) di cui il paese è ricco, in un bosco a una discreta distanza dal centro abitato, all'interno della quale, nel corso di una battuta di caccia, rinvenne numerose ossa e teschi umani, che la tradizione del paese, da lui appresa da ragazzo, indicava appartenuti ad alcuni bambini morti nel corso di un'epidemia di influenza spagnola, così la definì, che falcidiò un'intera generazione di neonati cargeghesi probabilmente nel corso dell'ottocento.

La paura del contagio - continuando nel racconto - indusse gli abitanti del paese a deporre i resti di questi piccoli sventurati a debita distanza dal paese e impedire così il diffondersi, secondo loro attraverso questo macabro rituale, del contagio epidemico, forse ancora memori della peste che nel 1652, in soli due mesi, ridusse il paese a meno di un terzo dei suoi abitanti.

Qualche tempo dopo, rimossa ormai la storia a tinte fosche, mentre ero impegnato a consultare, nel corso di un lavoro di ricerca, i Quinque libri del paese presso l'Archivio Diocesano, tra le pagine ingiallite dal tempo del Liber mortuorum ottocentesco, mi imbattei in una abbastanza lunga sequenza di registrazioni parrocchiali di bambini, oltre ventisei in totale, deceduti tra la metà del mese di settembre e il mese di dicembre, con un picco di quattordici decessi nel solo mese di ottobre, dell'anno 1829. Le registrazioni, per ogni deceduto, indicano quale luogo di sepoltura l'antico cimitero dell'oratorio di Santa Croce (tranne che per un figlio di nobili tumulato nella cappella patronata di famiglia all'interno della chiesa parrocchiale) all'interno del paese, oggi non più esistente, ma che in origine, nel XVIII secolo, venne creato a fianco dell'oratorio per accogliere le salme dei confratelli della locale confraternita di Santa Croce anch'essa oggi non più operante.

I parvulus e parvula, così definiti dall'estensore - il viceparroco sacerdote Salvatore Simula, nelle classiche, e direi zoppicanti, registrazioni parrocchiali latineggianti dell'ottocento - di un'età compresa tra i pochi giorni e qualche anno, furono di certo vittime innocenti di una delle numerose ondate epidemiche che investirono la Sardegna nel corso dei secoli, e tra esse in particolare quelle di colera, di influenza spagnola, di vaiolo e della già menzionata peste bubbonica.

Solo recentemente scoprii, attraverso la consultazione di alcune fonti specifiche, in particolare gli studi pubblicati dalla prof. Eugenia Tognotti, che proprio nel 1829 una recrudescenza di vaiolo investì la provincia di Sassari causando ben 7807 vittime. In base a tale notizia documentata ritengo possano sussistere pochi dubbi circa la causa del decesso di un'intera generazione di neonati cargeghesi.

Poco tempo fa, nel corso di un'escursione campestre, mi imbattei in quella che congetturando, e in base alla descrizione fattami a suo tempo, ritengo essere stata la domus de janas dove, secondo la tradizione, vennero deposti i resti delle piccole vittime, la quale appartiene alla necropoli neolitica ipogeica di Giorrè–S'Elighe Entosu, ricca di queste antiche manifestazioni architettoniche funerarie, a poco più di un chilometro dal paese, tra querce e lecci, e immerse, o per meglio dire celate, tra la fitta macchia mediterranea che non permette un agevole passaggio.


La domus de Janas

Accesso principale


Accesso secondario 


Primo vano interno 


Secondo vano interno

Al di là della crudezza dei dati delle registrazioni parrocchiali che non menzionano mai la natura dei decessi e ancora meno menzionano un'ipotetica tumulazione in luogo non consacrato lontano da un edificio di culto, cosa considerata cristianamente inaccettabile e spaventosa da parte degli antichi, anche se altrettanto spaventosa era la paura del contagio e del diffondersi indisturbato dell'epidemia, non possiamo spingerci a legare assieme l'evento dell'epidemia del vaiolo con la tradizione popolare circa questi resti umani deposti a debita distanza dal paese, ma solo considerare che non di rado tali antiche tradizioni orali nascondono un piccolo fondo di verità documentale.

I bambini deceduti
Quinque libri di Cargeghe, libro dei morti, pp. 178-184, anno 1829

14 settembre
Domenico Dore parvulu, di Luigi e Giovanna Marongiu di Cargeghe. Età quattro mesi. Inumato nel cimitero dell'oratorio di Santa Croce.

21 settembre
Giovanna Maria Tolu parvula, di Antonio Tolu di Codrongianos e Maria Virdis di Bortigali. Età tre anni. Inumata nel cimitero dell'oratorio di Santa Croce.

29 settembre
Felicita Delogu parvula, figlia di Ambrogio Delogu e Margherita Casu di Sassari. Età otto mesi. Inumata nel cimitero dell'oratorio di Santa Croce.

1 ottobre
Francesco Satta di Don Giovanni Maria Satta vedovo di Cargeghe e Donna Maria Angela Martinez di Sassari. Età nove anni. Inumato nella cappella patronata della chiesa parrocchiale.

10 ottobre
Antonio Marongiu, fu Giovanni Maria e Maria Merella di Cargeghe. Età sette anni. Inumato nel cimitero dell’oratorio di Santa Croce.

11 ottobre
Angela Lai parvula, di Giuseppe di Cargeghe e Maria Caterina Detori di Bessude. Età due anni. Inumata nel cimitero dell’oratorio di Santa Croce.

16 ottobre
Maurizio Demartis parvulus, di Giovanni e Maria Leonarda Manca di Cargeghe. Età tre giorni. Inumato nel cimitero dell’oratorio di Santa Croce.

17 ottobre
Domenica Angela Cabras parvula, di Giuseppe e Giovanna Angela Masala di Codrongianos e domiciliati a Cargeghe. Età un mese e quindici giorni. Inumata nel cimitero dell’oratorio di Santa Croce.

20 ottobre
Francesco Luigi Bacchiddu parvulus, di Giovanni Antonio di Cargeghe e Margherita Satta di Florinas. Età otto mesi. Inumato nel cimitero dell’oratorio di Santa Croce.

23 ottobre
Maria Maddalena Serapia Pitalis parvula, di Serapio e Maria Tanca di Cargeghe. Età tre anni. Inumata nel cimitero dell’oratorio di Santa Croce.

23 ottobre
Nicoletta Tolu parvula, di Giuseppe e Maria Raimonda Tanca di Cargeghe. Età un anno. Inumata nel cimitero dell’oratorio di Santa Croce.

24 ottobre
Rosa Nuvoli di Sebastiano di Ossi e Paola Marongiu di Cargeghe. Età sei anni. Inumata nel cimitero dell'oratorio di Santa Croce.

26 ottobre
Giovanna Angela Masala parvula, di Gavino e Giovannina Merella di Cargeghe. Età due mesi. Inumata nel cimitero dell'oratorio di Santa Croce.

26 ottobre
Maria Rita Solinas parvula, di Salvatore Angelo di Pozzomaggiore e Giovanna Piana di Cargeghe. Età un anno. Inumato nel cimitero dell'oratorio di Santa Croce.

28 ottobre
Vittoria Dore fu Domenico e Maria Luigia Nurra di Cargeghe. Età dodici anni. Inumata nel cimitero dell'oratorio di Santa Croce.

29 ottobre
Giovanni Maria Delogu parvulus, di Nicola di Nughedu e Maria Maddalena Sanna di Cargeghe. Età cinque mesi. Inumato nel cimitero dell'oratorio di Santa Croce.

29 ottobre
Maddalena Cherchi parvula, di Gavino e Sebastiana Pinna di Cargeghe. Età sei anni. Inumata nel cimitero dell'oratorio di Santa Croce.

29 ottobre
Giuseppe Antonio Tolu parvulus, di Giuseppe e Maria Gavina Camboni di Cargeghe. Età tre anni e nove mesi. Inumato nel cimitero dell'oratorio di Santa Croce.

4 novembre
Antonio Raimondo Nuvoli, parvulus, di Sebastiano di Ossi e Paola Marongiu di Cargeghe. Età un anno. Inumato nel cimitero dell'oratorio di Santa Croce (secondo figlio della coppia deceduto - nda).

5 novembre
Salvatore Giovanni Casu parvulus, di Antonio di Cossoine e Giovanna Maria Merella di Cargeghe. Età un anno. Inumato nel cimitero dell'oratorio di Santa Croce.

6 novembre
Maria Rosa Bazzoni parvula, di Giovanni e Maria Anna Tolu di Cargeghe. Età nove mesi. Inumat nel cimitero dell'oratorio di Santa Croce.

11 novembre
Francesco Gavino Maria Sanna parvulus, di Giuseppe di Sassari e Angela Fois di Cargeghese. Età due mesi e mezzo. Inumato nel cimitero dell'oratorio di Santa Croce.

8 dicembre
Angelo Francesco Manca parvulus, di Pietro di Cargeghe e Maria Bonaria Dore di Pozzomaggiore. Età due mesi. Inumato nel cimitero dell'oratorio di Santa Croce.

20 dicembre
Giovanna Maria Bazzoni parvula, di Francesco e fu Quirica Pitalis di Cargeghe. Età un anno e tre mesi. Inumata nel cimitero dell'oratorio di Santa Croce.

20 dicembre
Francesco Maria Bazzoni parvulus, di Sebastiano di Cargeghe e Vittoria Masala di Ossi. Età due mesi. Inumato nel cimitero dell'oratorio di Santa Croce.

29 dicembre
Thomas Cherchi parvulus, di Gavino e Sebastiana Pinna di Cargeghe. Età sei giorni. Inumato nel cimitero dell'oratorio di Santa Croce.

Per il mese di gennaio non si riscontrano ulteriori decessi.

Bibliografia

- Salvatore Merella, Giorrè-S'Elighe Entosu. La necropoli neolitica a domus de janas di Cargeghe, Cargeghe 2007, Biblioteca di Sardegna, Documenta Edizioni.

- Eugenia Tognotti, Ambiente, uomini e malattie nella Gallura moderna e contemporanea In: Brandanu, Salvatore (a cura di). La Gallura, una regione diversa in Sardegna: cultura e civiltà del popolo gallurese, San Teodoro 2001, I.CI.MAR. Istituto delle Civiltà del Mare. p. 141-154.

- Eugenia Tognotti, L'anno del colera: Sassari 1855 , Sassari 2000, Edes.

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venerdì 28 aprile 2017

Monsignor Salvatore Tolu di Cargeghe, arcivescovo arborense: 1899-1914



a cura di Giuseppe Ruiu


Si riportano gli articoli giornalistici della Nuova Sardegna, tra fine ottocento e primi novecento, che tratteggiano la vicenda terrena di mons. Salvatore Tolu (Cargeghe, 24.05.1848 – Sassari, 30.01.1914), una delle personalità più eminenti della storia cargeghese. Arcivescovo di Oristano dal 19 giugno 1899 al 30 gennaio 1914, anno della sua morte.
Articoli estratti da: Giuseppe Ruiu (a cura di), sotto l'egida di Inedita - Centro di documentazione culturale, Cargeghe nelle cronache dell'Otto-Novecento, Magnum-Edizioni, Sassari 2004.


Articoli

La Nuova Sardegna, 20 giugno 1899
Per l'Arcivescovo di Oristano

CARGEGHE, 17. - La nomina del nostro esimio compaesano canonico Tolu ad arcivescovo di Oristano, fu appresa con vivo compiacimento da tutta la popolazione.
Il consiglio comunale si è fatto interprete dei sentimenti di questa, votando, su proposta del sindaco, un indirizzo di felicitazione al nuovo arcivescovo.

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La Nuova Sardegna, 06 dicembre 1899
Il nuovo Arcivescovo di Oristano

La Sardegna Cattolica pubblica cenni biografici su monsignor Salvatore Tolu, nato a Cargeghe nel 1848. appresi i rudimenti della grammatica e delle belle lettere presso dei Padri Scolopi, di Sassari, auspice il tanto benemerito della pubblica istruzione padre Tommaso Carta, ed ammesso come alunno in questo seminario tredentino, frequentava poi nel liceo e nella R. università i corsi di filosofia e di sacra teologia, nella quale conseguì la laurea dottorale, fra le ultime conseguite (l'ultima - ndc) nella facoltà, prima che ne avvenisse la soppressione.
Il dottor Diego Marongio lo chiamò come segretario appena assunto al seggio arcipescopale.
La Sardegna aggiunge:
Elevato a sua insaputa, anzi quasi riluttante alla mitra dell'archidiocesi di Arborea, oltre al largo corredo delle proprie virtù e di molta dottrina, frutto di uno studio indefesso, vi porta quel tatto aquisito e quello spirito di sana moderazione non disgiunta da energica fermezza, che ebbe campo di acquistare nella diutura convivenza col Marongio.
L'archidiocesi di Oristano ebbe altri tre arcivescovi provenienti dal Capitolo Turritano cioè: nel 1578 Francesco Figo, nel 1588 Antonio Canopolo, nel 1641 Pietro Vico tutti tre Sassaresi.

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La Nuova Sardegna, 24 dicembre 1899
Il nuovo arcivescovo di Oristano
(Nostro telegr. Part.)

Roma, 23, ore 12, (Sm.) - L'altro ieri il cardinale Parrocchi consacrò monsignor Tolu, arcivescovo di Oristano.
Alla cerimonia, che ebbe luogo nella chiesa della Missione, assistevano molti sardi.
Dopo aver presenziato l'apertura della porta santa, ripartirà per Sassari, quindi si recherà ad Oristano per prender possesso dell'archidiocesi.

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La Nuova Sardegna, 28 dicembre 1899
L'arcivescovo di Oristano
(Nostro telegr. Part.)

Roma, 27, ore 13,55 (Sm.) - L'arcivescovo Tolu, salutato da parecchi sardi, è partito per Sassari, donde proseguirà per Oristano.

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La Nuova Sardegna, 2 gennaio 1900
L'arcivescovo d'Oristano a Cargeghe

CARGEGHE, 31. - Oggi abbiamo avuto la visita dell'arcivescovo d'Oristano monsignor Tolu. Il paese nativo come era dovere gli ha fatto lietissime accoglienze. L'inaugurazione fu assolutamente trionfale alle funzioni religiose nella parrocchia.
Le parole di circostanza, dette dal parroco dott. Pilo, furono accolte con entusiasmo. L'arcivescovo ne restò commosso. Tutte le autorità gli hanno reso visita.

Porzione di via Brigata Sassari a Cargeghe 
un tempo via Arcivescovo Tolu

 Mappa dell'abitato di Cargeghe nel 1901 dove 
si evidenzia la via dedicata all'arcivescovo


La Nuova Sardegna, 5 gennaio 1900
L'arcivescovo di Oristano

ORISTANO, 3. - Il nuovo arcivescovo monsignor Tolu arriverà qui il giorno sette del corrente mese.

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La Nuova Sardegna, 12 gennaio 1900
Vita paesana

CARGEGHE, 7. - L'egregio arcivescovo d'Oristano mons. Tolu, partì da Cargeghe diretto per Banari, patria dell'illustre arcivescovo Marongiu. È superfluo il dire che come fu cordialmente ricevuto nella sua diletta patria con segni straordinari di simpatia e d'affetto, così venne accompagnato all'atto della sua partenza fino a Florinas, ove fece brevissima sosta tra gli evviva della popolazione, la quale unì, con grande scorta di cavalli e cavalieri, le proprie bandiere alle sventolanti di Cargeghe.
Auguriamo all'arcivescovo Tolu, il viaggio alla sua sede d'Arborea la quale sarà memore delle sue illustre tradizioni in simili ricorrenze.


 Attestato delle reliquie dei SS Martiri Quirico e Giulitta 
patroni di Cargeghe, che mons. Tolu riuscì ad ottenere dal 
Vaticano nel 1900 per farne dono al paese natio 
(Archivio parrocchiale)


La Nuova Sardegna, 19 gennaio 1900
L'arrivo dell'arcivescovo

ORISTANO, 5, - Sabato venti l'arcivescovo Tolu verrà ad occupare il seggio arborense dopo che domenica scorsa ha preso possesso per procuratore nella cattedrale insolitamente gremita di popolo. L'avvenimento interrompe l'uggia dei giorni invernali.
L'arrivo del nuovo arcivescovo è qui vivamente atteso, ed aggiungo, da imparziale cronista, che in generale ha prodotto buona impressione il suo contegno nelle diverse circostanze verificatesi dalla elezione ad oggi, avendo spiegato carattere dignitoso, indipendente e franco, di un governo giusto e senza favoritismi e nepotismi, da molto desiderato in questa archidiocesi. Egli si è solo limitato nello scegliere il personale mobile sia del seminario sia della curia arcivescovile ad eleggere, se male non sono informato, il solo vicario generale, confermando il vicario capitolare cessante; circa il resto se nulla ha innovato niente neppure ha confermato, dal che deducesi che sia informato di molti malumori, di molte cose da riformare. Ed io da fedele cronista, dirò se la sua sarà un'opera veramente risanatrice.
Nello stemma gentilizio portato in testa alla pastorale latina, pubblicata la sera della presa di possesso, osservasi una serie di torri, alcuni alberi vicini ad un colle ed un piccolo golfo col sole. Che simboleggia questo simpatico panorama? Forse che Arborea troverà nel nuovo arcivescovo una grande fortezza, alla luce del sole? Sia così, ma l'illustre prelato veda che questo sole rimanga sempre limpido, ed eviti che qualche astro tramontante – se non già tramontato – lo oscuri.
Dalla detta pastorale, si è appreso con piacere di un certo «prestigio» che costì gode questo capitolo. Noi veramente non ci eravamo accorti ancora di questa aureola di gloria che circonda i nostri canonici. Bello il ricordo del fu arcivescovo Sotgiu, vero modello di eccellenti virtù e tutti lo ricordano con venerazione, come eloquente il silenzio per qualche altro arcivescovo, un solo accenno al quale avrebbe portato una nota stridente sensibilissima.
E chiudo dicendo che Oristano ha sempre accolto con entusiasmo i nuovi ospiti e neanche questa volta rimarrà indifferente al proprio avvenimento, a meno che il tempo piovoso non continui a congiurare contro di esso. - UN LETTORE

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La Nuova Sardegna, 23 gennaio 1900
Ingresso del nuovo arcivescovo

ORISTANO, 21. - Una folla straordinaria ieri si accalcava nei pressi e dentro la stazione, ad attendere il nuovo arcivescovo mons. Tolu.
Alle 14 tutte le autorità, il vicario generale can. Cherchi, il sindaco senatore Parpaglia e vari consiglieri, il sottoprefetto Pabis, il capitano dei carabinieri sig. Peyron, il capitano di fanteria sig. Deidda, il procuratore del re avv. Dore, molti rappresentanti dei sodalizi religiosi e società locali, con uno stuolo immenso di cittadini, trovavansi nell'atrio della stazione. Alle 14,10 monsignor Tolu accompagnato da vari prelati scendeva dal treno e strinse calorosamente la mano e baciò con effusione il sindaco Parpaglia. Passati alla sala d'aspetto di prima classe gli furono presentate le autorità predette.
Molti applausi di quei che si trovavano fuori la stazione salutarono l'arcivescovo al suo uscire da questa per recarsi alla chiesa di Santa Caterina, la qual gita avvenne in carrozza. Facevano ala le guardie comunali, mentre i carabinieri vegliavano a mantenere l'ordine pubblico che non fu mai menomamente turbato.
Giunto alla chiesa anzidetta dove l'attendevano il capitolo coll'alto clero ed i chierici conforme il rito, l'arcivescovo inginocchiatosi sull'altare maggiore baciò il crocifisso presentatogli da un canonico, e vestiti gli indumenti episcopali mosse processionalmente alla metropolitana gremita di popolo come nei giorni più solenni. Nella piazza Mercato, via Dritta, piazza Eleonora e via cattedrale la folla era straordinaria. Spettacolo immensamente pittoresco. Dai balconi e dalle finestre, nelle vie percorse dal corteo pendevano drappi, damaschi ed arazzi richissimi. Giunti nella cattedrale l'arcivescovo si assise sulla cattedra interna del coro.
Quindi uscito dal coro e salito sul pulpito rivolse la sua parola, molto commosso, ai fedeli, poi tornò al soglio; tutti i canonici, cappellani e parroci andarono a baciargli la destra, mentre l'organo maggiore suonava.
E qui ebbero termine le funzioni di rito.
Il nuovo arcivescovo dispose perché a sue spese siano distribuite ai poveri mille ministre dalle cucine economiche.
La distribuzione incominciò ieri, male minestre, oltre avere sofferto una notevolissima diminuzione, erano assolutamente immangiabili.
Così si amministra da noi la carità da chi ogni momento fa sfoggio di filantropia. - Termidoro.

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La Nuova Sardegna, 27 gennaio 1900
La pastorale dell'arcivescovo di Oristano

ORISTANO, 25. - È stata pubblicata nella lingua del Lazio una bella pastorale dell'arcivescovo mons. Salvatore Tolu nella quale con stile veramente classico sono espresse alte e sante idee.
Il Tolu, dopo aver rivolto il suo saluto al venerando arcivescovo monsignor Marongio, all'arciprete Nurra, ai canonici della nostra cattedrale, ecc., dice:
«Vale, sassaris alma, dulcis altera patria nostra, quae animun moribus, religione atque doctrina informasti, quae in nostra electione cumulatissime dilectionis testimonia praebuisti».
E più innanzi:
«Salve itaque inclyta Arborea. Vinea Domini sabaoth, electa quam nec aper de sylva ausus est exterminare, aut singularis ferus depascere, nec vulpes quidem demoliri.
Etenim filii tui qua sardoa animi fortitudine nativam libertatem invadentibus, ita ut. Tu sola in Sardinia fieres nationalis regiminis propugnaculum, eadem ipsa hostibus restiterunt fidei, cui amplectendae quo dificiliores inventi sunt, ed tenaciores in servanda evaserunt, inque eo firmi sicut rupes tui Genargentu et mori potius quam foedari tui invicti Archelai et invincibiles Iustae».
La pastorale, che finisce ricordando l'anno santo, è datata da Roma.

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La Nuova Sardegna,1 febbraio 1900
Vita paesana

CARGEGHE, 30. - La notte del 26 corrente cessava di vivere ad Oristano la signora Francesca Demartis, di Cargeghe, di anni 74, madre all'insigne monsignor Tolu, arcivescovo d'Oristano. Fu una donna donna attiva e laboriosa; educò una famiglia virtuosa ed il paese natio la chiamava madre dei poveri.
Lascia un vuoto non solo nella famiglia, ma nell'intiera popolazione, che all'apprendere l'infausta notizia, ne lacrimò l'irreparabile perdita. Godette un'effimera consolazione per l'elezione del figlio all'episcopato; si era recata ad Oristano per assistere all'ingresso trionfale del figlio nell'illustre città.
I funerali furono imponentissimi. Tutta la città, senza distinzione, vi prese parte.
I parenti della buona estinta, commossi, mandano i più vivi e sentiti ringraziamenti al capitolo, alle autorità tutte ed alla buona cittadinanza d'Oristano, la quale ebbe slancio di sentito affetto nella dolorosa circostanza. Specialmente i due prelati, il vicario generale ed il canonico Zunnui, interpreti del voto del capitolo arborense, stettero al lato dell'inferma, e la assistettero fino all'ultimo. - X.

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La Nuova Sardegna,30 gennaio 1914
La morte improvvisa di mons. Tolu
arcivescovo di Oristano

Stamane quasi improvvisamente, è morto nella sua abitazione, in piazza d'armi n. 3, l'arcivescovo di Oristano, monsignor Giovanni (Salvatore – ndc) Tolu.
Il venerando uomo da cinque o sei giorni era infermo per un attacco d'influenza. Le sue condizioni erano però migliorate, tanto che per oggi il medico curante, il dott. Giovanni Fiori, gli aveva dato il permesso d'alzarsi, ciò che faceva verso le 13.
improvvisamente cadde riverso fra le braccia del nipote. Chiamato subito il dott. Fiori, questi constatò trattarsi di paralisi cardiaca. Ogni cura fu inutile e poco dopo mons. Tolu spirava.
Il parroco di S. Giuseppe, che accorse per prestare i conforti religiosi al morente, lo trovò già cadavere.
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Monsignor Tolu era nato a Cargeghe nel 1848 da Nicolò Tolu, modesto proprietario, e da Francesca Demartis. Studiò teologia a Sassari, e conseguì la laurea nella nostra università. Quindi fu segretario dell'arcivescovo di Sassari, mons. Diego Marongiu Delrio, ed in tali qualità, nell'aprile del 1899, accompagnò l'arcivescovo di Sassari nella visita ad Umberto I, allora venuto a Sassari.
Era pure professore emerito di diritto nella facoltà pontifica turritana. Fu quindi creato canonico, e poi canonico primaziale a Sassari.
Nel 1899 venne nominato arcivescovo di Oristano, acquistando anche i titoli di vescovo di S. Giusta e barone di Orcai, inerenti alla sua carica. Da cinque anni si trovava in tristi condizioni di salute e da qualche tempo si era trasferito a Sassari, dove, circondato dai famigliari e dagli intimi, è oggi morto.
Era buon oratore sacro e colto teologo; e tale si rivelò fin dalle prime lettere pastorali rivolte ai fedeli dell'archidiocesi; fra gli studiosi la notizia della sua morte verrà appresa con rimpianto.
I solenni funerali non avranno luogo prima di domenica.

 La probabile abitazione sassarese di mons. Tolu 
posta in Piazza d'Armi n. 3, oggi civico 13


La Nuova Sardegna, 31 gennaio 1914
La salma di monsignor Tolu
esposta nella camera ardente

La salma del compianto arcivescovo Tolu, vestita dei paramenti sacri, verso le 15 d'ieri fu trasportata nella cappella della sua abitazione e deposta su un tavolo di fronte all'altare.
L'addobbo è severo e semplicissimo.
Ai quattro angoli del tavolo sono quattro grossi ceri. Alcune suore domenicane si danno il turno.
Il pubblico, ammesso a visitare la salma, circola nella stanzetta vivamente commosso.
Il viso del defunto arcivescovo appare sereno e composto nella calma della morte.
Dalle prime ore di stamane varii sacerdoti e canonici del Duomo si alternano ininterrottamente nell'altare celebrando messe.
Ieri sera, appena conosciutasi la notizia, vennero da Cargeghe e da Florinas, numerosi parenti ed amici del compianto arcivescovo.
Monsignor Piovella amministratore apostolico dell'archidiocesi di Oristano di cui il Tolu era titolare, telegrafò vivissime condoglianze a nome del clero e della popolazione d Oristano, annunziando che stasera arriverà a Sassari insieme con vari canonici per prender parte ai funerali. Questi avranno luogo in forma solenne domattina alle 10,30. Vi interverranno il capitolo turritano al completo e tutte le confraternite ed associazioni religiose.
Continuano a pervenire da tutta l'isola numerosi telegrammi di condoglianze.


 Necrologio sul quotidiano La Nuova Sardegna 
del 31 gennaio 1914


La Nuova Sardegna, 1 febbraio 1914
Cronaca di Sassari
I funerali dell'arcivescovo Tolu

Stamane alle ore 10 e mezza ebbero luogo i funerali di monsignor Tolu, arcivescovo di Oristano, spirato quasi improvvisamente venerdì mattina.
Fin dalle 9 la folla cominciò a radunarsi nella piazza D'Armi, dove era l'abitazione del defunto, e dove giungevano man mano le confraternite e gli istituti pii della città, e sempre nuova folla di fedeli, di popolani e di curiosi.
Verso le 10,30 il lungo corteo comincia a ordinarsi ed a svolgersi per la piazza D'Armi.
È aperto dalle bambine abbandonate, dalle sordomute, dalle orfane, dall'asilo maschile e femminile, dalle suore domenicane. Seguono le confraternite di Santa Maria, del rosario e la confraternita maschile femminile del Sacro Cuore.
Viene quindi a breve distanza il clero delle varie parrocchie di Sassari, con le grandi croci parrocchiali. E precedute dal seminario locale.
Seguono poi il capitolato turritano e tutto il clero della città con l'arciprete Cherchi. Essi precedono di poco monsignor Piovella, vescovo d'Alghero e amministratore apostolico di Oristano. Egli ha ai fianchi il provicario di Sassari e il vicario generale di Oristano. Immediatamente vengono dietro il vicario generale di Alghero, i parroci di Ossi e di molti altri paesi vicini.
Dopo questo lungo corteo viene la bara coperta da un panno violetto che è portata a braccio dalla confraternita del rosario ed i cui cordoni sono tenuti da vari preti.
Né sulla bara, né dietro vi sono dei fiori.
Chiudono il corteo il sindaco di Cargeghe con vari consiglieri comunali e moltissimi fedeli che seguono il corteo recitando preghiere.
Il corteo si muove alle 11 e facendo il giro della piazza D'Armi, si reca nella chiesa di San Giuseppe, dove mons. Piovella celebrò solennemente nella chiesa stipata di gente, la messa funebre pontificale.
Prima dell'assoluzione il canonico teologale della Cattedrale di Oristano mons. Litarra fa l'elogio funebre dell'estinto.
Indi l'interminabile corteo riprese l'itinerario muovendo dalla chiesa alle 12,30, e attraversando le vie principali della città si recò al cimitero.


 Il Sepolcrum Archiepiscoporum dove si trova la tomba 
dell'arcivescovo, all'interno del cimitero di Sassari

La tomba, con il ricordo per l'amato maestro mons. Marongio-Delrio 
arcivescovo Turritano, del quale mons. Tolu fu segretario

Lo stemma arcivescovile, oggi consunto dal tempo

 Nel medesimo sepolcrum si trova anche la tomba del nipote prediletto: 
mons. Nicolò Tolu, canonico teologale della primaziale di Sassari


La Nuova Sardegna, 2 marzo 1914
In memoria di monsignor Tolu

ORISTANO, 1. - Domani, nel nostro duomo, si faranno solenni esequie di trigesima, in suffragio dell'anima di mons. Salvatore Tolu, arcivescovo arborense.
Reciterà l'elogio funebre mons. Luca Canepa, vescovo di Nuoro.


Appendice

Registrazione di battesimo di mons. Tolu: Quinque libri di Cargeghe, libro dei battesimi n. 8, pp. 160-161, Archivio Storico Diocesano di Sassari.

Anno Domini Millesimo octigentesimo quadragesimo octavo. Die vigesima sexta maii. Cargeghe.
Ego subscriptus huyus Parochialis Ecclesia Sanctorum Martyrum Quirici, et Julitae Parochus baptizavi infantem natum die quarto vigesima quarta dicti mensis hora undecima nocturna ex legitimis conjugibus Nicolao Tolu, et Francisca Demartis hujus oppidi, cui nomen imposui Salvator Patrini fuere Nobilis Antonius Corda oppidi de Boruta, filius quondam Michaelis Banarensis, et viventis Josephae Corda, et Nobilis Nicoletta Solinas hujus loci, filia viventium Joannis Baptistae, et Ephisia Nurra hujus oppidi In quorum fidem.
Laurentius Nurra Rector

(Anno del Signore milleottocentoquarantotto. Giorno ventisei maggio. Cargeghe.
Io soprascritto parroco di questa chiesa parrocchiale Santi Martiri Quirico e Giulitta battezzavo infante nato il giorno ventiquattro di detto mese all'ora undicesima notturna dai legittimi coniugi Nicolò Tolu e Francesca Demartis di questo luogo, cui nome imposi Salvatore. Padrini furono il nobile Antonio Corda di Borutta figlio del fu Michele banarese e vivente Giuseppa Corda, e nobile Nicoletta Solinas di questo luogo, figlia del vivente Giovanni Battista e Efisia Nurra di questo luogo. In quorum fidem. Lorenzo Nurra rettore.)

 Stilizzazione della mitra arcivescovile a lato della 
registrazione di battesimo di mons. Tolu, fatta da don 
Sechi parroco di Cargeghe, alla metà del XX° secolo


Mons. Salvatore Tolu fu l'ultimo laureato¹ – l'11 agosto 1873 - della facoltà Teologica dell'Università di Sassari prima della sua soppressione nel 1873.

¹ Giuseppe Zichi, Gli studi teologici, pag. 200, in: Antonello Mattone (a cura di), Storia dell'Università di Sassari, volume primo, Ilisso Edizioni, Nuoro 2010.



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sabato 1 aprile 2017

Divisione dei beni del fu reverendo Luigi Pinna di Cargeghe




a cura di Giuseppe Ruiu

Archivio Parrocchiale di Cargeghe


22 febbraio 1823 – Cargeghe

Divisione dei beni giurata e sottoscritta dall'illustrissimo signor Avvocato Francesco Pinna Flores, signor Ignazio Pinna, donna Francesca Pinna e suo marito l'illustrissimo don Antonio Corda tutti di Cargieghe e rispettive [?] [?] giurata e sottoscritta dall'illustrissimo Reverendo Teologo Rettore [?] Giovanni Scarpa in favore dei sullodati Pinna. Come infra.

L'anno del Signore mille ottocento ventitré alli ventidue del mese di Febbraio, Cargieghe

Sia nel nome del Signore Iddio a tutti noto, qualmente l'illustrissimo signor Avvocato Francesco Pinna Flores dimorante nella città di Sassari, e li sanguinei suo fratello signor Ignazio Pinna Alisadimorante nel villaggio di Padria, e sua sorella germana donna Francesca Pinna Alisa residente in quello di Borutta, con espresso consenso del di lei marito il Nobile don Antonio Corda di quella medesima, tutti di questo villaggio di Cargieghe; come altresì l'illustrissimo [?] Reverendo Teologo Giovanni Scarpa Rettore di questa medesima, e costituitisi tutti personalmente nanti gli infrascritti Notaio e testi che pienamente li conosciamo, dicono, che col decesso del fu Reverendo signor Luigi Pinna fratello germano dei sunnominati Pinna Alisa e sanguineo del memorato Avvocato Pinna Flores, dovettero succedere al dominio dei beni da lui lasciati, come i da vedere nell'ultimo suo testamento rogato al Notaio Flores Salis nelli 27 9bre ultimo scorso anno 1822, avendone dall'asse ereditaria prelevata la quarta dei beni per il Legato perpetuo fondato da esso Testatore e che fu consegnata al Parroco attuale il detto Teologo e Rettore Scarpa che fa parte del presente stromento, in cui intende giurare [?] de recepto in quella debita, e più valida forma.

Prevalsi quindi del dritto che hanno dal [?] Testamento, si accinsero ad una commoda, e concorde divisione, detratta che ne fu dall'asse la quarta parte a mente del prelodato Testatore, e venne la medesima consegnata al comparente Rettore Teologo Giovanni Scarpa, quale fu dagli eredi sullodati constituito padrone nella qualità che presenta di legitimo amministratore dei fondi di questa Parochiale Chiesa, sotto l'invocazione dei S.S. Quirico e Giulita, sotto il cui patrocinio li governa e sostiene: quali beni consistono in due predi rustici denominati Sos Pisones uno e l'altro Su Lischeddu siti in questi territori col peso però il primo di scudi cinquanta di proprietà, cui è ipotecato, e penzione annua scudi tre sulla ragione del sei per cento dovuta a questa suddetta Parochiale Chiesa; altro predio urbano sito entro questo popolato, e vicinato detto Sa Piatta Mazore denominato il magazino del grano, attiguo a case del fu Pietro Paolo Tolu Tumbarinu, e per un lato a case del Nobile don Francesco Maria Nurra, e per l'altro a quelle del fu don Francesco Giuseppe Nurra, tutti liberi, e franchi da ogni qualunque altro peso, e servitù, eccetuatone il primo, che torvasi ipotecato al suddetto livello. Fatta che fu l'estratta della memorata quarta, ed altresì la sua rispettiva consegna in potere del memorato signor Rettore, con cui viene eseguita la volontà del Testatore sul Legato perpetuo, hanno anche li comparenti eredi prelevato dall'asse ereditario la piccola vigna che il testatore possedea nei territori di Borutta regione appellata Frida, e la consegnano ai memorati coniugi don Antonio Corda, e donna Francesca Pinna, quali accettando detta vigna obbligansi dare li due Legati ordinati in detto Testamento, che sono di scudi quindici caduno, e che si devono uno alla Chiesa del memorato villaggio di Borutta, e l'altro alla Parochiale del villaggio di Muros, restando tutti gli altri coeredi esonerati da tal peso, come così in virtù della soprafatta cessione di vigna,e speciale giuramento d'ammissione, ed obbligo di corrisponsione, come al presente stromento.

Devenuti pertanto alla divisione di detta eredità, poi che furono prelevati li prelodati predi, hanno eletto ciascuno la sua porzione rispettiva; qual divisione seguita, e consecutiva elezione, intendono ratificarla coll'opportuno stromento ascanso di future discordie, ed a cautela e sicurezza delle presenti circostanze, perché così venga ognuno di essi ad [?] quell'atto di assoluto dominio, e padronanza, intendendosi, come padroni assoluti, come in cosa propria.

Pertanto spontaneamente e nella miglior forma legale che in dritto possa aver luogo, sapendo bene quel che si fanno per se stessi loro eredi, e successori quali si vogliano perpetuamente, confessano e per ragioni d'indubitata verità dicono avere diviso l'annunciata eredità inseguito al disposto nel sopra calendato Testamento del fu Reverendo Luigi Pinna, con aver consegnato quei fondi, che costituir devono il Legato perpetuo in sufraggio dell'anima sua, e dei suoi predecessori, come altresì per le spese delli oneri lugubri del di lui obito; e con aver ceduto la vigna nei terretori di Borutta, coll'obbligo di corrispondere li cessionari giugali Nobili Pinna, e Corda, le due lascite alle prefatte Parochie di Borutta e Muros, che jure legati lasciò la mente del prefatto Testatore. Siché trovandosi tutti li sullodati comparenti concordemente uniti, e constituiti nanti l'infrascritto Notaio e testi dicono che si danno per pienamente contenti, e soddisfatti della porzione che ciascun di loro percevuto nella divisione dei mobili, e utensili di casa, come sono argenteria, rame, e stagno, ferro, legname, grano, orzo, legumi, e robe di lingerie, avendosi ognuno rispettivamente ritirato la sua porzione, che perciò non se ne fà merito né menzione. In seguito a tale divisione passarono a quella degli stabili, e ricevettero pro eguali ognuno li rispettivi fondi, che si calendano nel modo seguente.

1. Primieramente ha eletto [?] porzione, chi è pervenuta con beneplacito dei suoi coeredi fratelli, alla Nobile donna Francesca Pinna e di lei marito don Antonio Corda la metà della vigna de Su Monte comprata col gius dell'entrata nel Portone; L'Ischia del Nurache su Suerzu; Nuraghe Curzu di Margarita Sogos; Su Runaghe Curzu de Cherchi; Su Runaghe desa Mandra; S'Adde desa Nughe; S'Attiga de Segnor Cherchi; Su Pezzu de Maria Solinas; la metà del censo che paga Francesco Pittalis; la stanza di sopra del dominario; ed un tratto di terra denominato Su Mamoneddu.

2. Secondariamente ha eletto per sua porzione, e li è pervenuta con ammenzadogli [?] coeredi fratello, e sorella al signor Ignazio Pinna la porzione della vigna desu Monte, che prima teneva il testatore col gius del Portone, della fonte, del [?], della casa, come nella prima divisione, la casa della piazza; la casa che abbita Giovanna Manca colla quarta parte della stanza di Valentino; tutte le terre di Giorrè, compresa la terra incolta, come la possedea il detto Testatore, Su Crastu Biancu in Montes; Monte Iscoba, Sas Mandras de su Marrarzu Mannu, Sa Pala de Santa Rughe de Pedru e Paulu Oganu; Percia comprata da Margarita Sogos; Palas de Marrarzu comprate da detta Sogos; S'Ena comprata da Valentino Marrarzu; S'Ena comprata da Margarita Grana Tanca; li due tratti desu Uturisinu; il censo che corrisponde Chiara Luigia [?] Oggianu; il tratto de Serra Tilippu; e Palu Ebbas.

3. Terzo finalmente è pervenuto, coll'ammenzandegli coeredi fratello, e sorella all'Avvocato Francesco Pinna Flores la metà di Contra, come la possedeva il detto Testatore prima di comprare Su Lischeddu; il magazzino detto desu Inu; Su Pantanu de Andria Oganu, Sa Pala Desos Ruos; Sa Pala desa Fae; Pentumas di Maria Francesca Sechi, Pentumas di Nicolò Madau, Iscorza Corrias cun Sa Pala Umbrina; Su Curadore de signor Cherchi, Baddiju Longu di Francesco Manca; Sa Serra comprata da Girolamo Tanca; Sa Serra comprata da Valentino Marrargiu; Ziu Pedreddu; le terre di Pedras Serradas, come le possedea il Testatore, compresa la terra incolta; il censo che corrisponde Sebastiano Nieddu.

Questi sono i beni divisi tra i comparenti eredi instituiti nel sucalendato testamento quali seli consegnano scambievolmente, e reciprocamente seli danno e donano, constituendosi in essi padroni assoluti, come in cosa propria; mentre da oggi in avanti, ed in perpetuo, vogliono che detti beni stabili passino, e siano presso, ed in potere dei rispettivi divisionari loro eredi, e successori quali si vogliano perpetuamente, colla facoltà di poter di essi ciascuno liberamente disporre come di cosa propria si per atto tra vivi, che d'ultima volontà; ponendosi ognuno nel rispettivo luogo del Testatore, grado, e privileggio, colle stesse prerogative, dritti, e preminenze senzachè si riserivno cosa alcuna sulle porzioni che si consegnano reciprocamente; anzi si obbligano scambievolmente all'Evizione e legittima difesa contra [?] personas. E come così ognuno di loro l'afferma, e giura a mie mani e si soscrivono ad ecezione della prefatta donna Francesca per aserirsi illeterata, che [?] in parte il disposto del Portatore, devesi eseguire in tutto, e per tutto la [?] fondazione del Legato perpetuo, per cui è da dichiararsi, che il legatario, sia il Parroco attuale; che li successivi pro tempore, sarà, e saranno sempre tenuti alla celebrazione di tante messe, quanto sarà il prodotto dei fondi a patti, e condizioni espresse in detto testamento, cioè, che lasciando, od omettendo d'adempiere asi rigoroso precetto, abbiamo gli eredi l'azione di proclamare, con impossessarsi dei fondi legati; e frane loro celebrare i [?]; quali fondi consistenti come sopra in Su Lischeddu, Sos Pisones, e magazzino, si consegnano dai comparenti Pinna Flores, ed Alisa al memorato; illustrissimo [?] Reverendo Teologo Collegiato Emerito Giovanni Scarpa Rettore di questo villaggio di Cargeghe, spiegandosi che detto Lischeddu tiene il suo limite come scorre il ruscelletto, il letto del quale si dirigge verso il laco [laccu. Vasche scolpite nella viva roccia per la vinificazione - ndc] vechio di spremer uve, e forma il suo dovuto limite divisorio col possesso della prelodata donna Francesca Pinna, e come tale lo annetta detto Legatario, e per tale ne giura [?] de recepto nella più ampia, valida forma, con patto permissivo de ulterius [?]. E per cui nella qualità che presenta, sottopone li detti fondi, come così l'afferma, e giura a mano in petto al costume sacerdotale, essendone stato autorizato dal suo giudice ordinario con decretto delli 30 gennaio 1823 che originalmente s'inserisce al presente stromento, e si soscrive, [?] ben inteso ancora che li detti fondi li ammette col peso livellario spora spiegato di scudi tre annui a questa Parochiale Chiesa, e li sottopone ancora al Regio donativo, giusto l'atto sottomissorio dice averne giurato.

Dichiarasi finalmente che resta indiviso un branco di pecore, che pastura Francesco Bazzoni, quali si divideranno nel mese di giugno primo venturo corrente anno; come altresì si rimangono indivisi i frutti dell'attuale seminario, la di cui ricotta sarà a spese comuni, et pro eguali, come pro eguali saranno divisi i frutti; restano similmente indivisi tutti i censi che gli corrispondono nel villaggio d' Uri, giusto gli stromenti di creazione, che presso loro riposano; dei quali censi ne vengono assegnati espressamente scudi sedici, reali otto, e nove cagliaresi di proprietà del prelodato avvocato Pinna Flores, restando tutti gli altri a conto del prelodato signor Ignazio Pinna Alisa, e sua germana donna Francesca Pinna Alisa, assistita dal marito don Antonio Corda; come pure restano indivisi tutti gli altri beni siano stabili, che mobili, e che finora non si hanno dai comparenti in cognizione, e che col tempo potrebbonsi sapere, e che mediatamente, od immediatamente potrebbe loro spettare per l'accennata eredità.

Ultimatasi pertanto la presente divisione, e fatta la consegna dei fondi legati, di cui vien giurata [?] con quelle condizioni espresse nel presente stromento, con cui venne ceduta la vigna di Borutta per le due lascite alle menzionate due Parochie di scudi quindici caduna, e quindi nato l'obbligo ai giugali Corda e Pinna; intendono tutti uniti ratificare detta divisione, volendo che il presente stromento sortisca il suo giusto integro effetto, per cui cedono alla lesione enorme, od enormissima, e la prefatta donna Francesca rinunzia al [?] dall'importanza dei quali furono da infrascritto Notaio pienamente informati. Anzi detta donna Francesca rinunzia ancora autorizata essendo al giuramento della presente divisione, a qualunque clausola dalla Legge permessa, con decretto dell'Illustrissimo Signor Governatore dato col favore dell'Illustrissimo Signor Reggente la Reale Governazione che presenta per inserirvi in copia legale, e da qualunque altro beneficio a favore dalle [?] introdotto; e tutti uniti confermano il contenuto nel presente stromento, in di cui maggior sicurezza ed osservanza, sottopongono rispettivamente tutti i loro beni avuti, e per avere, come così l'affermano, e giurano a mie mani, e si soscrivono tutti ad eccezione della prelodata Nobile donna Francesca Pinna per asserirsi illeterata di [?].

[?] si dichiara, che nella porzione di Contra, verso la parte superiore, che fu pertocata alla prelodata donna Francesca, si obbliga la medesima di dare il passo al memorato avvocato Pinna Flores suo fratello, suoi uomini, buoi, e cavalli che per il transito che fa alla porzione inferiore del predio di Contra, che venne al detto signor avvocato in divisione; con ciò però di non esserli permesso il potervi transitare con [?], né potervi pascolare sosta alcuna di bestiame sotto pena della multa da incorrere ogni qualvolta che [?] simili atti, giusta il sancito della legge si convenzionale, che prescritta dai Reggi Editti; qual porzione inferiore giusta i limiti prescritti, principia dal canale, o roscello d'acqua che vi scola andando a terminare verso le pietre appostevi da Pietro Luigi Porcheddu, ed in seguito transversalmente fino al muro di sopra detto de Cherchizzos; ben inteso però, che il passo di detta porzione, che sarà in quella della detta Nobile donna Francesca sarà in un sito il più commodo, e meno dannoso alla medesima, [?] = Teologo Collegiato Giovanni Scarpa Rettore di Cargieghe = Avvocato Collegiato Francesco Pinna Flores = Ignazio Pinna Alisa, = don Antonio Corda = Testi presenti, che si soscrivono sono i seguenti cogniti = Sacerdote Gian Maria Fogu teste = Nicolò Virdis Tavera teste = Antonio Vincenzo Tanchis Notaio.
[…]
Antonio Vincenzo Tanchis pubblico notaio.

* Padre dell'autorevole economista Giovanni Pinna Ferrà (Padria, 1838 - Sassari, 1904)