giovedì 14 luglio 2011

Riflessioni sul toponimo medievale Carieke

Da Kyrikos (Quirico) a Karieke (Cargeghe), un legame più che millenario

Giuseppe Ruiu


Spesso avendone un interesse diretto, ho riflettuto chiedendomi sull'origine del toponimo medievale Carieke alla base dell'attuale Cargeghe, paese dell'alto Logudoro in provincia di Sassari. Tale toponimo (nome di luogo) risulta essere la grafia più antica attestata poiché la prima menzione del villaggio è contenuta in una scheda databile ante 1063-1065 del Condaghe di San Pietro di Silki(1): 

CSPS 24. Parthitura. De seruis.
EGO prebiteru Petru Iscarpis, ki parthibi cun prebiteru Gauini Pithale a ffiios de Istefane de Nussas e de Maria de Funtana, ki furun de scu. Petru de Silki, e de scu. Petru de Carieke. A Justa, et a Bona, et at Elene, leuaitilos scu. Petru de Silki; et a Migali, et a Petronella et a Barbara, et a Petru leuaitilos scu. Petru de Carieke”(2).

Altri documenti storici come il condaghe di San Michele di Salvennor(3) (che ci è pervenuto non nell’originale pergamenaceo scritto in lingua sarda, ma in una traduzione castigliana risalente al 1599) ed altre fonti medievali, relative alla presenza nel logudoro dei marchesi Malaspina(4) (possessori della ex curatoria giudicale di Figulina - entro la quale ricadeva Cargeghe - dal 1323 al 1353), menzionano il villaggio con varie grafie che però risultano essere adattamenti e/o esiti del primigenio Carieke; dunque allo stato il toponimo della scheda del Silki rimane la grafia più antica accertata.

Studiosi quali lo storico ottocentesco Giovanni Spano, il ricercatore Josto Miglior(5) e il prof. Massimo Pittau(6), hanno avanzato possibili significati etimologici del toponimo in questione, attualmente in lingua sarda: Carzèghe, pronuncia locale: Casèghe.

Il canonico Spano, nel suo Vocabolario Sardo Geografico Patronimico ed Etimologico, senza indicare da quale radice provenga il nome di Cargeghe, scrive che tale parola deriva da KAR, città CHAG, città allegra, festiva”(7).

 Sul significato etimologico avanzato del canonico ploaghese Spano nutro alcune riserve poiché lo ritengo frutto di una interpretazione molto originale e “ottocentesca”, epoca nella quale molti studi scientifici tra i quali la linguistica erano ancora agli albori e dunque molto approssimativi… Detto questo senza nulla togliere agli studi del canonico che ebbe grandissimi meriti per avere dato corso e lustro alla cultura e storia patria della Sardegna.


In tempi più recenti, I. Miglior, partendo da una delle grafie più antiche del nome, “Carjèghe”, la assimila al termine che in logudorese indica la ciliegia: cariàsgia o cariasa. Cargeghe significherebbe, dunque, “sito ricco di ciliegi”(8).


Tale significato proposto dal medico di Jerzu Josto Miglior è stato approfondito dal prof. Pittau, una istituzione nel campo della linguistica sarda, che lo considera toponimo sardiano (ossia appartenente a quella lingua, o lingue, parlate in Sardegna prima dell’avvento del latino) sia per il suffisso -èk- ma anche perché accosta Carieke al fitonimo carièxa “ciliegio,-a” di origine pre-romana (sardiano-nuragica) come riconosce lo stesso linguista tedesco Wagner(9). Ad avvalorare tale interpretazione, la memoria storica della presenza nel territorio di Cargeghe di numerose piante di ciliegio fino ad epoche a noi recenti. Da quanto riportato non è difficile risalire all’evoluzione fonetica del toponimo dall’originario fino all’attuale:

Carieke, Carjeke, Cargeke, Cargeghe, Carzeghe.

Non nego che fino a qualche tempo fa questa interpretazione era per me esaustiva e soddisfacente, sia per la genialità interpretativa ma anche perché lega il toponimo in maniera indissolubile al territorio attraverso l’antica lingua sarda pre-romana ancora poco studiata ma più spesso poco considerata, e dunque ritenevo chiuso l’argomento.

Recentemente però, leggendo alcune fonti storiche, mi sono imbattuto in alcune varianti grafiche del nome greco-bizantino Kyrios (Quirico) patrono insieme alla madre Giulitta del paese, e tra esse alcune che si avvicinavano di molto al nostro toponimo Carieke. 

Nella mia mente si fece così spazio la considerazione che il nome di Cargeghe potesse originariamente derivare da quello greco-bizantino del suo patrono Quirico in un modo che di seguito spiegherò. In virtù di ciò decisi di approfondire l’argomento e vedere se la mia teoria potesse “reggere” sia dal punto di vista linguistico che sotto il profilo storico, poiché per una corretta indagine toponomastica, (la storia e il significato dei nomi di luogo) disciplina che appassiona non solo studiosi di ogni scienza ma anche semplici appassionati, occorre investigare più ambiti disciplinari quali ad esempio le fonti storico-documentali per individuare la versione grafica più antica possibile del toponimo da cui partire per poter di seguito analizzare la sua evoluzione fonetica ossia le mutazioni che il toponimo ha subito nel corso dei secoli fino ad arrivare a quello odierno; la pronuncia sia locale che della zona circostante, indispensabile per poter arrivare ad una forma comune del toponimo; il contesto storico-geografico del territorio, fondamentale anch’esso per avvalorare qualsiasi teoria. Con tale impostazione di metodo ritengo si possa evitare di cadere in interpretazioni suggestive e frettolose frutto dell’esigenza di attribuire ad ogni costo un significato al toponimo.

Quirico, secondo quanto precisano i linguisti, sarebbe la forma volgare di Ciriaco. Entrambi derivano da Kyrios (cioè signore, in greco) ed equivalgono nel significato al latino Dominicus. Ma, come già in greco quel nome è spesso scambiato con i simili Kirykos, Kerekou, Kerikou, Kerukou, Kurikou, Kuriacòs e Kuricòs, così in latino ha dato origine alle forme di Quiricus e anche a quelle di Cericus, Cyricus, Cyriacus, Cyrus e Syrus, giacché il suo culto fu diffusissimo in tutto l'Occidente. Molti sono i nomi che, importati da altri paesi, così come gli stessi nomi diffusi in paesi diversi, presentano varianti anche sensibili, dovute a deformazioni della lingua popolare o ad errori di trascrizione. La varietà delle forme assunte dal nome di Quirico è stata così grande che, come assicura il Réau (Hiconographie de l'art Chrétien) anche numerosi storici d'arte non hanno saputo riconoscerlo. 

Ecco le diverse forme finora da noi individuate, con cui viene indicato il nome di questo martire bambino: Quirico, è la forma consueta in Italia, dove troviamo, però, anche quelle di Quilico e di Chirico (nel nome di due Comuni: San Chirico Nuovo e San Chirico Rapàro); Quirico è presente anche in Spagna, dove peraltro si trovano anche le forme di Quirce e Quirse; in Portogallo, Querido; In Francia, ha dato origine a una vera babilonia di forme. La più diffusa è la lezione Cyr; così il Réau ed il Joanne (Dictionnaire géographique et administratif de la France). Ma Brunet, traduttore in francese della Leggenda aurea, lo chiama Quirique; Courajod, nelle sue lezioni a l'École du Louvre, Cyricus; Perate e Bertaux, ne L'histoire de l'art d'André Michel, parlano di Quiricus o Quiritius. Nessuno di loro tuttavia sembra dubitare che si tratti di saint Cyr, cioè il nostro san Quirico. Nella toponimia delle località, si trovano anche: Cire, Cirycus, Cyricus, Quirique, Quiricus o Quiritius e Sire; con altre variazioni come: Cerdre, Cergue, Cergues (Cher), Cierge, Ciergue, Ciers, Cirgues, Cirice, Cirq, Cric, Cricq, Cy, Cyriac, Cyrgues, Cyrice; Geyrac, Griède, Quiric, Serdre; ed altre varianti ancora come: Ceyrac, Ciergues, Cirgue, Circq, Cricq, Cyrice, Quirc. Altre forme, in paesi diversi: Quiricus e Cyrus in Germania e Inghilterra; Qìrqos in Etiopia”(10).

Da tutto ciò si evince che il nome Quirico ha dato corso ad una serie notevole di mutazioni grafiche (o ad errori di trascrizione) dovute alle varie lingue dei territori nei quali si radicava il culto del martire orientale. Sappiamo che anche in lingua sarda il nome Quirico ha dato corso ad alcune grafie rispettando così questa tendenza, abbiamo: Chìrigu, Quìrigu e Imbìricu (quest'ultimo presente in alcune schede del condaghe di San Pietro di Silki e relative ad edifici di culto dedicati a Sanctu Imbìricu). C’è da rilevare subito che nessuno di essi ricorda però il toponimo Carieke in analisi.

Potrebbe essere verosimile che il nome Carieke sia stato esemplato su quello greco-bizantino di Kyrikos/Kyriakos (e varianti) non già come un prestito diretto ma per calco, ossia traducendo il termine forestiero mediante materiale linguistico sardo, subendo nel corso del tempo un processo di corruzione grafica dall’originale: da KyRiKos a KaRieKe. L’esito possibile potrebbe essere il seguente:

Kyrios/Kyrikos, Kyriakos, Kyriake, Kariake, Karieke, Carieke.

Storicamente sappiamo che in Occidente il culto dei Martiri Quirico e Giulitta si diffuse nell’alto-Medioevo in particolare in Francia, Italia e Spagna. Il vescovo francese di Auxerre Sant’Amatore, o Amanzio, tornando da una visita ai Luoghi Santi trasportò le loro reliquie da Antiochia a Marsiglia, dove furono deposte nell'Abbazia di San Vittore. Amatore morì nel 418, e da quest'epoca cominciò forse la diffusione in Occidente dei culto dei due Santi Martiri. In Sardegna il loro culto è abbastanza diffuso, in particolare San Quirico si festeggia il 15 luglio, oltre che a Cargeghe, ad Ardauli, Norbello (insieme a Giulitta) e Ussaramanna. Il primo sabato d’agosto Luogosanto, il 24 agosto a Ardauli e il 22 settembre Buddusò.

A questo punto gioverebbe molto alla mia teoria se dicessi che la data più probabile del loro martirio fosse il 15 luglio del 304 d. C. sotto le famigerate persecuzioni cristiane dell’imperatore Diocleziano. Proprio in questa data – 15 luglio - il Martirologio Bizantino della chiesa ortodossa, festeggia il loro culto, in maniera differente rispetto a quella occidentale cattolico-romana che li celebra il 16 giugno.

Il Martirologio Romano e qualche altro autore pongono il martirio dei nostri Santi al 16 giugno, anziché al 15 di luglio. Questa differenza di data pare sia avvenuta molto tardi, e particolarmente dopo la pubblicazione del Catalogus Sanctorum di Pietro De' Natali (1^ ediz.: Vicentiae, a. 1493, cur. Antonio Vorle), in cui la festa dei SS. Quirico e Giulitta si legge appunto, e pare per la prima volta, al 16 di giugno. E appunto sotto tale data piacque poi ai calendaristi romani di porre nei Messali e Breviari i nomi di Cyrici et Julittae. Dall'altra parte, non solo i Menologi Greci pongono la festa di questi Santi al 15 di luglio - e con essi tutta la tradizione greca, confermata dalla Lettera di Teodoro - ma: anche nella tradizione occidentale latina, la si trova negli antichi calendari dei Frati Minori e negli altri riportati dallo Zaccaria nel suo Excursus litterarius e nella Biblioteca Rituale, dove nel Capitolare di un codice del sec. IX di Lugano così si legge: «Die XV mensis suprascripti (Julii) Natale S. Cyriaci» (qui si sa che Cyriaci è uguale a Cyrici). Con la tradizione greca si univa anticamente anche la Chiesa Napoletana, come risulta dal Calendario di marmo recentemente scoperto e conservato presso la Curia vescovile; a Napoli sorgevano tempo fa un Monastero ed una chiesa annessa, ad onore dei due Martiri dedicati. 

La stessa data del 15 luglio si trova nei Calendari Avellanensi del 1250 - 1260 - 1300 e 1400 circa; in quello Sanseverinense del 1450; nonché nei due Fabrianensi del 1350 e 1400 circa. Al 15 di luglio parimenti la pongono i Calendari greci e siriaci, il Sinassario, il Menologio Basiliano ed il Calendario Armeno. Infine, la data del 15 luglio è confermata anche dal Breviario dei Benedettini, usato da S. Romualdo (sec.X-XI), fondatore dei Monaci Camaldolesi, come risulta da un'antica , riportata dal Domenico Gasparri nelle sue: Memorie Storiche di Serra S. Quirico (Roma, 1883, pag. 171). Ed è perciò che nei luoghi dove il culto di S. Quirico fu importato dagli stessi Monaci Camaldolesi o Avellaniti, la festa di S. Quirico si è sempre celebrata al 15 di luglio, anche dopo la loro partenza. (…) Nelle Chiese d'Occidente, seguendo la compilazione dei calendari successivi al Martirologio Romano, la loro festa è prevalentemente celebrata il 16 giugno (talvolta il 13 giugno); meno frequentemente, soprattutto nelle località a più antica tradizione locale, il 15 ( o 16 o 17) Luglio. 

Come si è visto sopra, la data più probabile del loro martirio è tuttavia il 15 luglio, in cui la loro festa si celebra sia presso i Greci, che i Siro-Maroniti, i Copti, i Moscoviti, gli Armeni ed i Nestoriani. Anche tutta una classe di libri liturgici designa la celebrazione della loro festa nel 15 luglio, al pari dei Greci. I Bizantini onoravano Giulitta il 15 luglio e la commemorazione si faceva a Costantinopoli nella cappella di S. Michele”(11).

In ragione di ciò non è consequenziale che la celebrazione dei Martiri nella data del 15 luglio discenda direttamente da una tradizione religiosa greco-bizantina, ma comunque indica più in generale qualcosa di molto antico e radicato. Ed è proprio su questa antica tradizione che vorrei soffermarmi.

L’ubicazione del Carieke medievale è da ricercare nel sito campestre di Santu Pedru, dove era presente l’omonima chiesa (…). In epoca e per ragioni non meglio precisabili – entro comunque la seconda metà del XIV secolo -, avvenne il trasferimento nell’attuale sito, già sede di un precedente stanziamento nuragico e tardoromano, per quanto la coesistenza dei due centri demici siano concepibili, seppur per breve tempo, alla luce di quella situazione di distribuzione demografica peculiare del Medioevo, caratterizzata da una moltitudine di piccoli agglomerati o cortes, andati successivamente incontro ad accentramento d’abitato”(12).

Dunque il villaggio di Cargeghe per ragioni imprecisate verso la seconda metà del XIV° secolo dalla piana di Campomela si trasferì nell’attuale sito in posizione più elevata della precedente e dominante la predetta piana, dunque meglio difendibile (tale trasferimento potrebbe avere una spiegazione nella conflittualità tra i marchesi Malaspina, a cui Cargeghe era infeudato, e il nascente "Regnum Sardiniae et Corsicae" catalano-aragonese, ostilità sfociate in alcuni brevi conflitti bellici e successivamente nella guerra permanente tra il Regnum e il Giudicato di Arborea ultimo baluardo di indipendenza sarda). 

Oppure Cargeghe potrebbe essere stato caratterizzato da alcuni piccoli agglomerati, costituiti da un agglomerato principale più a valle (Santu Pedru) ed uno in posizione più elevata, nei pressi dell’attuale parrocchiale di San Quirico e Giulitta, e nel corso della seconda metà del XIV° quest’ultimo sito, sempre per ragioni non meglio precisate, abbia preso il sopravvento nei confronti di quello più a valle.

La chiesa parrocchiale di Cargeghe, con parte delle sue cappelle in stile gotico-catalano, intitolata ai martiri Quirico e Giulitta, allo stato attuale è frutto di alcuni rimaneggiamenti nel corso dei secoli (vedi il campanile riedificato in epoche recenti perché colpito da fulmini tra ottocento e novecento) e si dice edificata in un epoca compresa tra il XV° e il XVI° secolo d. C. (la direttrice dell'abside è orientata a est-nord-est facendo supporre una edificazione posteriore al XVI secolo), ubicata nella parte alta del paese dove è rilevata la frequentazione tardo-romana attestata da un sepolcreto ad enchytrismòs e da rinvenimenti dello Spano nel 1869, consistenti in anfore appuntate e giare piene d’ossa, nonché pietre coniche fisse al suolo in forma di sepolture da gigante(13). 

Area nella quale trovò collocazione il cimitero cinquecentesco (se nonpiù antico) di San Quirico che accolse nel 1632 i morti di peste - 332 circa - che falcidiarono e quasi estinsero il paese.

Tale datazione (XIV°-XV° sec.) lascerebbe spazio a una probabile promozione devozionale del culto dei martiri ai vicini monaci Camaldolesi del monastero della Santissima Trinità di Saccargia e del romitorio di Santa Maria de Contra (villaggio ormai estinto collegato a Cargeghe da un sentiero), anche se, come rilevato in altri contesti (come la celebre chiesa dedicata ai due santi Martiri di S. Quirico d'Orcia, del XII° secolo, rifatta su una precedente chiesa dell'VIII secolo), potrebbe essersi verificata una continuità cultuale da tempi remoti.

Proprio i Camaldolesi non furono estranei alla tendenza di insediarsi in luoghi nei quali si riscontrano tracce evidente di precedenti insediamenti bizantini, come ad Anela (ma altri esempi in Sardegna non mancano) dove i monaci nel 1163 entrarono in possesso della chiesa di San Giorgio di Aneletto edificata su un precedente fortilizio bizantino del VII secolo d. C. 

Nella stessa Norbello (come ricordato altro paese sardo che dedica la sua chiesa parrocchiale a Quirico e Giulitta) vi sono segni evidenti di insediamenti d’epoca bizantina.

Nel territorio di Cargeghe lascerebbe supporre una presenza bizantina labili tracce toponomastiche quali la località denominata Santu Simone, circa 300 metri a sud-est della chiesa di Santa Maria de Contra - Nel 1154 papa Anastasio IV conferma al monastero di Saccargia la protezione apostolica, con l’elenco di tutte le chiese dipendenti da esso tra cui Sanctae Mariae in Contra(14), la località denominata Santu Pedru - probabile sede della chiesa di Sanctu Petru de Carieke menzionata nel condaghe di SPS - circa 600 metri a nord-est della predetta S. M. de Contra(15), ma in particolare l'intitolazione di una chiesa rurale, citata nei Quinque Libri del paese ma di cui si è persa la memoria e l'ubicazione, al martire Procopio da Cesarea, santo militare venerato dalle armate bizantine.


Per concludere, il toponimo Carieke è attestato (scheda condaghe di San Pietro di Silki ante 1063-1065) già prima dell’insediamento dei Camaldolesi a Saccargia e a Contra, e in base alla mia interpretazione che lo vuole originatosi dal nome greco-bizantino del martire Quirico: Kyrikos, avanzo l’ipotesi - solo una congettura stante la mancanza di documentazione storica - che la devozione ai martiri originari dell’Asia minore sia giunta in questi luoghi nel corso dell’alto-medioevo promossa da monaci bizantini, e che nei secoli seguenti la loro devozione sia stata perpetuata attraverso i monaci camaldolesi.

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Note

1) SANNA M., Carieke e in condaghes in età medievale, in: AAVV, Atti del Convegno Nazionale La Civiltà Giudicale in Sardegna nei Secoli XI-XIII: fonti e documenti scritti, 2001, pagg. 81/288.

2) BONAZZI G., Il condaghe di S. Pietro di Silki, traduzione, note e glossario a cura di Delogu I., Sassari, Dessì, 1997.

3) MANINCHEDDA P. e MURTAS A. (edizione critica a cura di), Il Condaghe di San Michele di Salvennor, Centro di studi filologici sardi/CUEC, 2003. Pag. 117, scheda 242, 9: menzionato con grafia: Cargeque.

4) SODDU A. (a cura di), I Malaspina e la Sardegna, documenti e testi dei secoli XII°–XIV°, Centro di studi filologici sardi/CUEC, 2005. Pag. 421: menzionato con grafia: Cargegi. Pag. 425: menzionato con grafia: Cargegua. Pag. 536: menzionato con grafia: Cargegui. Pag. 496: menzionato con grafia: Cargieche.

5) MIGLIOR J., I comuni della Sardegna, etimologia dei nomi, 1990.

6) PITTAU M., I nomi di paesi città regioni monti fiumi della Sardegna, 1997.

7) Estratto da: http://www.comune.cargeghe.it (sito internet del comune di Cargeghe).

8) Estratto da: http://www.comune.cargeghe.it

9) PITTAU M., op. cit.

10) Estratto da: http://sanquirico.net (sito internet nato da un'idea di padre Fausto, Rettore della chiesa di San Quirico e Santa Giulitta a Roma, del Dr. Luigi Ricagni e l'Associazione Proloco Sante Marie http://www.prolocosantemarie.it/).

11) Estratto da: http://sanquirico.net

12) SANNA M., op. cit., pag. 281.

13) SANNA M, op. cit., pag. 281.

14) USAI N., Gli affreschi romanici della Santissima Trinità di Saccargia (Codrongianos). Annali della facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Cagliari, nuova serie XXVII, vol. LXIV, 2009.

15) DONAERA M. G., L'insediamento umano medievale nella Sardegna settentrionale: centri abbandonati della curatoria di Figulina, tesi di laurea in Materie Letterarie del Magistero di Sassari, A. A. 1982-1983.